Intervista all’artista Dave Choate

Oggi ho il piacere di presentarvi Dave Choate, un artista di grande talento.

Non ricordo esattamente quando e come ho scoperto il suo account Twitter ma ricordo come fosse ieri che ho pensato “wow, fantastico”. Adoro il suo stile e desideravo intervistarlo e condividere con tutti voi le sue opere.

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Bo Jackson (dipinto di Dave Choate)

(NOTA: la versione in lingua inglese dell’intervista la trovate in questa pagina

Raiders Italia: Chi è Dave Choate?

Dave Choate: Sono un artista autodidatta che ha iniziato la sua carriera di pittore dopo aver copiuto quarant’anni. Prima vendevo immobili residenziali e questo mi permetteva di dedicare del tempo al mio hobby per la pittura. Quando c’è stato il crollo dell’economia nel 2008 avevo completato solo 5 o 6 dipinti e non ero sicuro che sarei riuscito a tirare avanti con la sola pittura visto che non conoscevo personalmente nessun pittore che lo facesse per qualcosa di più di un hobby come me. Per fortuna con il duro lavoro, saltando pasti e con sacrifici sono stato in grado di tirarne fuori qualcosa di cui campare. Ho praticato sport al college, ma non ero un grandissimo atleta. Come molti ragazzini mi sarebbe piaciuto diventare un atleta professionista, ma quando di natura sei lento e non sai saltare non hai grandi possibilità – per lo meno non nella maggior parte degli sport. Sono un grande amante della grunge music e il mio idolo è Kurt Cobain.

RI: Quanti anni hai e dove vivi?

DC: Ho 48 anni e vivo vicino a New Haven, Connecticut.

RI: Qual è il tuo mestiere? Sei un artista a tempo pieno?

DC: Mi dedico alle belle arti con una predilezione per i ritratti.

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L’artista Dave Choate accanto al suo dipinto del QB dei Raiders Ken Stabler (Foto: Dave Choate)

RI: Sei autodidatta e non hai frequentato una scuola d’arte. Quando hai iniziato a disegnare e per quale motivo?

DC: Son sempre stato il miglior artista della mia classe già dalla prima elementare. Non è mai stata una cosa che pensavo di poter fare a tempo pieno. Al college ho studiato materie finanziarie e solo dopo i venticinque anni ho scoperto che uno dei miei compagni di corso era un artista.

RI: Quali artisti ti hanno ispirato e influenzato maggiormente?

DC: Norman Rockwell, Picasso e David Levine.

RI: Sei molto attivo sui social media e sembra che ogni volta che succede qualcosa di particolare/interessante/divertente tu hai un dipinto pronto in breve tempo. mi viene in mente per esempio il ritratto di Ken Bone (l’uomo col maglioncino rosso diventato famoso per aver fatto delle domande durante il secondo dibattito per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti nel 2016) oppure il ritratto di Johnny “Billy Vegas” Manziel. E’ qualcosa di simile a quello che farebbe un vignettista di un giornale. Qual è il tuo ragionamento in merito? Come scegli il soggetto da dipingere?

DC: Per un artista è molto importante farsi notare. E’ probabile che solo una persona su mille abbia un budget di 1000 dollari o più da dedicare all’arte. Quindi quando vedo qualcuno salire agli onori della cronaca come Ken Bone o Johnny Manziel, dedico qualche ora a creare un dipinto di quella persona e lo posto su Twitter nella speranza che riceva centinaia se non migliaia di retweet. In teoria milioni di persone hanno visto le mie opere come risultato, e questa pubblicità non mi è costata un penny.

RI: Come mai hai scelto l’acrilico?

DC: Il mio amico di cui parlavo prima usava l’acrilico ed ho seguito la sua strada. Mi piace il fatto che l’acrilico asciuga in fretta visto che non avrei la pazienza di attendere che asciughi l’olio.

RI: Qual è invece la cosa più problematica nel lavorare con l’acrilico?

DC: Non ho mai dipinto ad olio quindi in realtà non posso fare paragoni.

RI: Lavori esclusivamente con acrilico su tela o fai anche opere digitali?

DC: Odio l’arte digitale. Ha un aspetto falso e noioso. E’ l’Auto-Tune delle arti visuali. Fa schifo.

RI: Qual è il tuo processo creativo? Trovi una foto e pensi “Voglio fare un ritratto prendendo come ispirazione questa foto” oppure è il contrario “Voglio dipingere un ritratto di ‘X’, cerchiamo una foto”?

DC: Probabilmente entrambe le cose. Ci sono centinaia di persone che mi piacerebbe ritrarre perciò se mi capita di trovare una foto online o su una rivista che mi colpisce mi ritrovo a dipingere nel giro di qualche minuto. Allo stesso tempo devo guadagnarmi il pane e tenere i riflettori puntati su di me perciò scelgo un soggetto che ritengo possa farmi vendere facilmente l’opera.

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Lyle Alzado (dipinto di Dave Choate)

RI: Quanto tempo impieghi per completare uno di questi ritratti?

DC: Se tutto va per il verso giusto posso completare 2 o 3 ritratti in un giorno.

RI: Usi qualcosa in particolare per proteggere l’opera dopo che la completi?

DC: Dò una passata di vernice.

RI: Come è cambiato il tuo stile nel corso degli anni?

DC: Ora utilizzo di più le sfumature rispetto al passato. I miei primi dipinti avevano un qualcosa di cubista che ora manca. Non so se è una cosa positiva. Sperimentavo molto di più anni fa e questo portava a sprecare tante ore, ma ogni tanto creavo per caso qualcosa di davvero interessante. E’ un qualcosa che dovrei fare di più oggi.

RI: Come converti in digitale le tue opere?

DC: Alcune tramite lo scanner, ma per la maggior parte le fotografo con una Canon 40D e poi le modifico con Photoshop per fare in modo che i colori siano quanto più simili possibile ai colori del dipinto.

RI: Ti è mai stato commissionato un ritratto da un atleta?

DC: No.

RI: Hai mai esposto le tue opere?

DC: Sono stato talmente impegnato a dipingere in questi anni che non ho dedicato molto tempo all’idea di creare una mostra o trovare una galleria dove esporre le mie opere. Quelli che comprano le mie opere fanno parte della classe agiata ed è piuttosto facile raggiungerli tramite Twitter, per cui non ho bisogno di spendere centinaia di dollari per affittare un’area dove fare una mostra o regalare metà del mio guadagno ad una galleria.

RI: Qual è la tua opera preferita e perché?

DC:  Parli di una mia opera? Probabilmente il dipinto che ritrae Eddie Murray perché dopo anni di tentativi è stato il primo dipinto dove sono stato in grado di trasferire esattamente su tela quello che avevo in testa.

RI: Qual è stato il tuo più grande successo dal punto di vista artistico?

DC: Fatico a definire cosa sia o non sia un successo. Ogni giorno in cui non sono costretto a fare un vero lavoro è un giorno di successo. Non fraintendermi, è un lavoro fare l’artista e richiede una grande concentrazione sui particolari che ti spossa. Devi inoltre affrontare la frustrazione ogni volta che l’opera non viene come l’avevi pensata – e capita molto spesso. La chiave è avere fede che tutto andrà per il meglio se continuerai a crederci e andare avanti – che è davvero una sfida se sei uno di quelli che non hanno mai creato un dipinto che ritieni ben riuscito, e questa è la ragione per cui molti pur avendo doti artistiche mollano prima di produrre qualcosa di buono.

RI: Qual è il tuo sogno?

DC: Sono sempre stato un grande fan di Sports Illustrated. Sarebbe bello poter essere sulla copertina della rivista.

RI: So che sei un grande appassionato di sport. Qual è il tuo sport preferito? Che squadra tifi?

DC: Sono un grande appassionato di football e amo gli Oakland Raiders.

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Khalil Mack (dipinto di Dave Choate)

RI: Quali sono i tuoi giocatori preferiti (attuali o del passato)?

DC:  Da ragazzo il mio giocatore preferito era Dave Casper degli Oakland Raiders.

RI: Tra le divise NFL quale è quella che ti piace di più e quale quella che ti piace di meno?

DC: La mia preferita è quella dei Miami Dolphins mentre quella che mi piace meno è quella dei Cleveland Browns. Arancione e marrone sono una pessima accoppiata e il casco è noioso.

RI: Collezioni maglie o qualche altra cosa legata allo sport?

DC:  Un po’ di tempo fa collezionavo figurine del baseball e ancora adesso di tanto in tanto ci butto un occhio.

RI: Vuoi aggiungere qualcosa?

DC: Potete acquistare delle stampe delle mie opere su choateshop.com.

Mio nonno, Stanley Mazzabufi è nato in Italia, ad Ascoli.

Grazie mille per queste splendide domande.

RI: Grazie mille a te per il tempo che ci hai dedicato, Dave!

Potete seguire Dave Choate su Twitter, Facebook e Instagram e visitare il suo sito web.

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