PFWA Executive of the Year 2016: Reggie McKenzie

I Raiders sono tornati ai playoff dopo 14 anni ed hanno ottenuto la loro prima stagione con record positivo dal lontanissimo 2002; parte del merito è sicuramente da attribuire al General Manager Reggie McKenzie, eletto Executive of the Year dalla Pro Football Writers of America (PFWA).

NFL: Oakland Raiders-Reggie McKenzie Press Conference

Il GM degli Oakland Raiders Reggie McKenzie fotografato durante la conferenza stampa del 10 gennaio 2012 indetta per annunciare la sua assunzione. (Foto: Kirby Lee/Image of Sport)

McKenzie ha contribuito a creare una squadra competitiva grazie a dei buoni Draft ed alla scelta in Free Agency di alcuni giocatori importantissimi ed ha strutturato i contratti in maniera tale da permettere alla squadra di poter avere ogni anno un discreto margine di manovra

Il General Manager, già LB nei Los Angeles Raiders dal 1985 al 1988, è arrivato ad Oakland da Green Bay nel 2012 per ricostruire la squadra dopo la morte di Al Davis. La situazione, da un punto di vista economico, era decisamente complicata in quanto in squadra c’erano diversi giocatori mediocri con un contratto molto oneroso ed inoltre pesava sul salary cap un bel po’ di denaro relativo a contratti di giocatori non più a roster (il cosiddetto dead money).

McKenzie ha optato per un intervento radicale, tagliando o scambiando nei suoi primi due anni al comando quasi tutti i giocatori con un contratto pesante e tappando i buchi del roster con i pochi soldi a disposizione. L’ovvia conseguenza è che il livello di talento della squadra si è ridotto sensibilmente ed le prime stagioni della sua gestione sono state deludenti e povere di risultati. Complice anche la scelta di un allenatore alle prime armi come Dennis Allen, probabilmente portato ad Oakland perché disposto ad accettare in silenzio le decisioni del General Manager in tema di mercato e gestione della squadra, i Raiders hanno concluso le prime tre annate della nuova era con dei pessimi record (4-12, 4-12 e 3-13).

McKenzie ha rischiato seriamente di perdere il posto ma la pazienza di Mark Davis ha probabilmente pagato, visto che sotto la guida di Jack Del Rio e sfruttando alcuni ottimi colpi al Draft e in Free Agency i Silver & Black hanno concluso il 2015 con un record di 7-9, dimostrandosi a tratti competitivi, e il 2016 con un record di 12-4. Il roster ha tanti elementi giovani e di talento e con qualche innesto azzeccato si può sperare di avanzare nei playoff e lottare per il Super Bowl.

Come dicevamo McKenzie è stato fortemente criticato negli anni passati e la sua scelta di non optare per un cambiamento più graduale è stata oggetto di grandi discussioni. Il GM ha fatto certamente diversi errori ed è stato sfortunato in alcune scelte, ma è stato anche capace di creare un’efficiente struttura societaria e di trovare diversi giocatori interessanti tra gli undrafted rookie, a riprova del fatto che lui e i suoi uomini sanno riconoscere il talento anche di giocatori che non vengono visti dai “radar” delle altre squadre.

Tra gli errori fatti da McKenzie rientra sicuramente la scelta del QB a cui affidare le sorti della squadra. Nel 2013 il GM ha mandato Carson Palmer ai Cardinals in cambio di una scelta al sesto round ed ha speso una scelta al quinto round per avere dai Seahawks Matt Flynn, che sarebbe dovuto essere nei progetti di McKenzie il QB “del presente” in attesa che Tyler Wilson, prodotto di Arkansas scelto nel quarto round del Draft, maturasse. Come sappiamo bene tutti Wilson non ha mai visto il campo e Flynn è stato tagliato quasi subito, superato per prestazioni sia da Terrelle Pryor che dall’undrafted Matt McGloin.

Nel 2014 è stata la volta di Matt Schaub, preso dopo un anno terribile a Houston per giocare titolare e scalzato, prima ancora che iniziasse la stagione, dal rookie Derek Carr.

Ecco, Derek Carr… certamente la scelta di prendere il QB di Fresno State nel secondo round del Draft 2014 è stata fondamentale per permettere a McKenzie di uscire dal periodo di crisi ed iniziare la risalita.

Dopo l’azzardo del 2013, con l’infortunato DJ Hayden scelto al primo round e il grezzo Menelik Watson selezionato al secondo round, i Raiders hanno fatto il colpaccio nel 2014, scegliendo Khalil Mack nel primo round, Carr nel secondo e Gabe Jackson nel terzo round. A rinforzare il roster, in quello stesso Draft, sono arrivati anche il DT Justin Ellis da Louisiana Tech e il CB TJ Carrie da Ohio.

Nel 2015 McKenzie ha dato un’arma importantissima al suo QB Derek Carr, scegliendo nel primo round il WR di Alabama Amari Cooper, considerato uno dei più talentuosi WR usciti dal college negli ultimi anni. Nel secondo round il GM ha sorpreso un po’ tutti scegliendo il DL Mario Edwards Jr. da Florida State, e la scommessa stava pagando viste le prestazioni di Edwards nel suo anno da rookie. Purtroppo un infortunio all’anca lo ha costretto a saltare quasi tutto il 2016 e la sua assenza all’interno della linea si è sentita.

In Free Agency McKenzie ha potuto sfruttare nelle ultime stagioni la grande disponibilità economica da lui ottenuta con i sanguinosi sacrifici dei primi anni. Grazie alla rosea situazione economica il GM ha potuto costruire una delle migliori linee offensive della NFL con il LT Donald Penn, l’intelligentissimo C Rodney Hudson e il bulldozer LG Kelechi Osemele.

Certamente, saltando dalle cose positive a quelle negative, non si può nascondere che McKenzie aveva lasciato andare via il giovane e talentuoso Jared Veldheer ed aveva offerto un contratto d’oro alla guardia dei Rams Rodger Saffold. Le visite mediche avevano allarmato la società ed il contratto di Saffold era stato di conseguenza annullato. Diventato disponibile Penn, tagliato dai Buccaneers, i Silver & Black erano stati lesti ad accaparrarsi i servizi del giocatore, che in questi anni ha giocato ad un ottimo livello proteggendo il lato cieco del QB. Una linea solida e efficiente ha permesso a Derek Carr di crescere e diventare uno dei QB giovani più interessanti della NFL.

Un’altra mossa vincente di McKenzie è stata la scelta del WR Michael Crabtree, ritenuto dai più un cancro per qualsiasi spogliatoio ma rivelatosi ad Oakland un compagno esemplare ed un supporto importantissimo per Amari Cooper e per Derek Carr.

Come detto McKenzie è stato bravo a trovare diversi diamanti grezzi tra i rookie free agent, e nel solo 2016 i Raiders a roster ne hanno avuti ben otto (James Cowser, Antonio Hamilton, Johnny Holton, Branden Jackson, Denver Kirkland, Darius Latham, Ryan O’Malley e Jalen Richard).

Il premio assegnato dalla PFWA è certamente meritato ma adesso per McKenzie arriva il difficile. Probabilmente in questa offseason si dovrà predisporre il rinnovo di contratto di Derek Carr e entro l’anno prossimo anche quello di Khalil Mack. Questo porterà ad una riduzione del budget da spendere in Free Agency ed i Raiders hanno dimostrato quest’anno di aver ancora parecchi buchi da riempire e tanti reparti da rinforzare.

Prima di McKenzie l’unico altro Silver & Black che si era aggiudicato il titolo di Executive of the Year della PFWA era stato Al Davis dopo la stagione 2002.

La PFWA ha reso noto anche il nome del Coach of the Year. Ad aggiudicarsi questo titolo è stato Jason Garrett dei Dallas Cowboys.

Uno dei coach che Garrett ha battuto per aggiudicarsi il riconoscimento è l’head coach dei Raiders Jack Del Rio, che ha trasmesso il suo carattere alla squadra, rendendola capace di esaltanti comeback in questa stagione.

Del Rio si è però consolato aggiudicandosi il Greasy Neale Professional Coach of the Year Award del Maxwell Football Club.

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2 thoughts on “PFWA Executive of the Year 2016: Reggie McKenzie

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