Rich Gannon si sfoga, poi si scusa. Marcel Reece e MJD rispondono

Difficile possa esservi sfuggito, visto il clamore mediatico che ha suscitato. Rich Gannon si è sfogato in diretta radiofonica e il suo è stato uno spettacolo con i fuochi d’artificio! Devo essere sincero, la mia prima impressione è stata “Questo non è uno sfogo naturale, è preparato. Rich si è scritto quello che sta dicendo, queste parole sono state calcolate”. Sono un fan di Gannon; lo ero quando giocava e lo sono adesso che fa il commentatore in TV e alla radio. Ma per quanto contenesse tante cose vere, questo suo show mi è sembrato un po’ eccessivo.

Ascoltate direttamente il buon vecchio Gannon. Da qui poi partiremo con qualche considerazione.

Nel caso vi servisse la trascrizione, ne potete trovare una qui (non è completa ma è meglio di niente).

ANALISI PASSO PASSO

Adesso che avete sentito quello che aveva da dire l’ultimo QB che ha avuto successo vestendo il nero-argento, passiamo all’analisi del suo “sfogo”.

Gannon inizia elogiando Steve Smith, il trentacinquenne WR dei Ravens, reduce dall’aver punito severamente i Panthers, la squadra per cui ha giocato per 13 anni.

“Che cosa fa di lui un grande giocatore? Non certo la sua altezza e il suo peso (175 cm per 88 kg) ma il fatto che ha un grande amore per il football e lo gioca con passione. Gioca come se avesse sempre qualcosa da dimostrare, gioca con l’atteggiamento giusto e con coraggio. Se mi dai 25 giocatori come lui, noi scenderemmo in campo e ce la giocheremmo, e vinceremmo sicuramente la nostra quota di partite”.

Ed ecco che parte l’affondo.

“Devi trovarmi qualcuno di quei ragazzi a Oakland. Chi sono? Chi sono? Parlo spesso con i giocatori — abbiamo appena avuto in onda Marcel Reece — Chi sono i leader della squadra? ‘Ce li abbiamo’ [mi dicono]. E allora mostratemeli. Sai una cosa? Riconosco i leader vedendoli giocare, e loro non ne hanno abbastanza.

Diciamoci la verità, la prestazione contro i Dolphins a Londra ha fatto uscire di testa un po’ tutti, i fan e anche gli ex giocatori che ci tengono alla squadra. E’ possibile che non ci sia nessuno capace di guidare questa squadra verso l’uscita del tunnel?

Gli chiedono se questo sia dovuto alla dirigenza e all’incapacità di valutare i giocatori e selezionare quelli giusti e Gannon non lascia neanche finire la domanda e si accende come un bengala.

E’ frutto della loro cultura e della condizione ambientale che c’è da anni, perché accetti che le cose vanno come vanno. Non hai cura dei dettagli. Non hai nella struttura gente con alti standard di professionalità e che si prende le sue responsabilità. E questo è un problema. Non c’è un giocatore che abbia il coraggio di affrontare i compagni in una riunione tecnica dicendo ‘Stiamo facendo cazzate. Non commetteremo più questi errori’. Non ci sono questi giocatori, non c’è un Peyton Manning che durante un allenamento del venerdì [quello dedicato a curare i dettagli] interrompa tutto e dica, ‘Uh, uh. Rifacciamo tutto daccapo perché non si può accettare di commettere drop in un allenamento del venerdì’. Non ci sono questi giocatori [a Oakland]. [Abbiamo avuto ospiti] tante persone che vengono e parlano delle loro teorie su cosa stia accadendo ai Raiders. Io l’ho vissuto, sono stato in quella struttura per anni, so come stanno le cose. E’ questo il problema, non ci sono abbastanza ‘badasses’ [tipi tosti, gente cazzuta] che abbiano il coraggio di fare qualcosa per cambiare la situazione. Questo è il problema”.

Piuttosto duro, eh? Non è la prima volta che Gannon muove accuse così pesanti… e non è il primo ex giocatore a criticare l’atteggiamento durante gli allenamenti. Solo che se a parlare è il traditore Warren Sapp i tifosi lo inseguono con i forconi (non che a me sia mai piaciuto l’atteggiamento di Sapp nei confronti dei Raiders), se a parlare è invece l’eroe Rich Gannon… beh, in fondo dice quello che pensiamo un po’ tutti.

“Quando facciamo i pronostici ogni settimana […] io scelgo la squadra che ha intensità, che ha un po’ di fuoco nello stomaco, un po’ di passione, un po’ di leadership, un po’ di durezza, di coraggio… sceglierò loro ogni volta, non mi importa dove giocano, non mi importa contro chi giocano, scelgo loro… ED E’ PER QUESTO CHE PUNTO CONTRO I RAIDERS OGNI VOLTA… E IO ERO UN RAIDER! E’ pazzesco, non è così? […] E i fan dei Raiders chiamano e dicono: ‘Hey, vinceremo 12 partite, battteremo i Broncos’. Certo, come no… Non batterete proprio nessuno finché non troverete un QB e qualche giocatore nello spogliatoio che pretenda la perfezione, che pretenda l’eccellenza “.

E adesso arriva il bello…

AP RAIDERS CAMP S FBN USA CA

Rich Gannon lancia in allenamento. Dietro di lui il cartello con il motto della squadra “Commitment to Excellence” (foto: AP Photo/Jeff Chiu)

“Hanno un cartello davanti alla sede che dice: ‘Commitment to Excellence’. Lo devono togliere, è pubblicità ingannevole in questo momento! Non c’è un impegno per il raggiungimento dell’eccellenza, c’è un impegno per il raggiungimento della mediocrità al momento. E’ questo il problema. C’è bisogno di cambiare la cultura e l’ambiente”.

Su questa parte non posso che essere completamente d’accordo. Io stesso, dopo l’umiliazione in week 2 contro i Texans, avevo scritto un articolo dove mi ero sfogato, e tra le altre cose avevo fatto una affermazione molto simile:

I SIlver and Black sono associati a degli slogan leggendari creati da Al Davis: “Commitment to Excellence”, “Pride and Poise”, “Just Win Baby”. Ma i Raiders facevano vedere sul campo che quegli slogan rappresentavano la realtà. Adesso sono solo parole vuote, sono un urlo controvento.

Ma torniamo a Gannon. Come la cambiamo questa cultura da perdenti, Rich?

“Devi inserire gente capace di sradicare questi problemi. E serve gente che conosce la storia del perché non hanno vinto. Serve gente che lo ha già fatto. Solo allora le cose forse cambieranno. Ma non cambierà nulla finché si continuerà a cambiare allenatori, a cambiare quarterback e a far andare e venire veterani durante la free agency. Non è così che ricostruisci una organizzazione. E la cosa che mi fa uscire di testa è che spendono milioni e milioni e milioni di dollari sull’organico”.

In parte è vero. Negli ultimi anni di vita di Al Davis, i Raiders hanno buttato letteralmente nel cesso milioni di dollari pagando giocatori che non hanno reso come avrebbero dovuto o potuto. Randy Moss e la sua mancanza di impegno? Javon Walker e i suoi 21 milioni di dollari per 15 ricezioni e 1 TD in due anni in Silver & Black? DeAngelo Hall pagato 8 milioni di dollari per 8 partite e tagliato a metà stagione perché non si adattava al tipo di copertura a uomo utilizzata dalla squadra? Il contratto multimilionario per avere i servigi di Terdell Sands? Gibril Wilson? Devo proprio continuare?

Per non parlare della mancanza assoluta di continuità:  7 head coach e mezzo (Tony Sparano) dall’ultima apparizione ai playoff nel 2002, 18 diversi starting QB.

“C’è gente a Oakland, dentro quell’edificio… giocatori, allenatori, chi prende decisioni, gente del reparto business e del reparto amministrazione che RUBA! Dovrebbero restituire gli assegni. Il prodotto che stanno mettendo in campo fa schifo. E quando perdi in quel modo con che faccia vai in banca a ritirare l’assegno? Dovresti vergognarti. Questi sono i fatti. Mark Davis lo sa. Deve far male firmare ogni settimana quegli assegni. Tu potresti farlo? Io non potrei. A quale scopo? Quelli stanno rubando! Questo è il problema. Quando c’è questa cultura per cui è OK prendere quegli assegni anche se non ci stai mettendo impegno, allora hai un problema”.

Mmm… ho come il sospetto che se ci fosse ancora il vecchio Al ti avrebbe scatenato contro il buon John Herrera… ma tanto sei già abituato, vero Rich?

E’ qui che stanno i problemi… non è… puoi mettere in mezzo tutte le altre cose: ‘Abbiamo il problema dello stadio ecc’. No, non vinci perché hai giocatori e allenatori e gente nell’organizzazione che si è abituata a perdere. E’ OK perdere, non è un grosso problema. Da altre parti questo non è semplicemente tollerato. Quando arriverai al punto da non tollerarlo più, quando capirai che non è accettabile, quando inizierai a cacciar via quelli che non l’hanno capito… e inizierai a prendere gente che si impegna, giocatori che non accettano la sconfitta… allora inizieranno ad arrivare i risultati che cerchi tanto. Ma i Raiders non sanno come ottenere questo, e la cosa mi manda in bestia”.

Tenderei ad essere d’accordo anche su questo amico mio… Ma diciamoci la verità Rich… alcuni dei giocatori presi quest’anno in free agency non si può dire che non abbiano vissuto in un ambiente vincente, non si può dire che non abbiano un atteggiamento da vincenti. E’ vero, ancora non hanno mostrato nulla (fatta eccezione per James Jones), è vero che sono vecchiotti, ma Justin Tuck e LaMarr Woodley non riesco proprio a immaginarli come giocatori che son venuti ad Oakland per arraffare gli ultimi soldi prima di ritirarsi, non riesco a credere che possano accettare senza reagire questa serie di sconfitte.

E poi, neanche una parola sui giovani presi nel Draft di quest’anno? Nessuna speranza di costruire qualcosa intorno a Khalil Mack e a Derek Carr?

Ma comunque sfogati Rich, ogni tanto fa bene! Anche se il tuo sfogo mi è sembrato un po’ artefatto, preparato…

Il giorno dopo Gannon ci ha riflettuto ed ha deciso di fare un passo indietro, di scusarsi, di abbassare i toni.

AL CONTRATTACCO

All’attacco di Gannon nel mentre hanno risposto, con la loro solita pacatezza, l’attuale simbolo dei Raiders, il FB Marcel Reece, e uno dei nuovi arrivi di quest’anno, il RB Maurice Jones-Drew, intervistati da 95.7 The Game.

Marcel_Reece

La parte dell’intervista dove Marcel Reece risponde alle accuse di Gannon ve la riporto qui sotto.

“E’ buffo, perchè ero ospite della trasmissione di Rich ieri [il giorno stesso dello “sfogo” di Gannon] e non è stato affrontato nessuno di quegli argomenti quando ero in collegamento con lui. Qualche ora dopo la gente ha iniziato a mandarmi la trascrizione della sua invettiva. Mi ha lasciato perplesso perché…Io prendo questo genere di cose sul personale, perché lui ha parlato di leadership all’interno del team, ha parlato dei veterani del team, e io sono un leader di questo team”.

Giusta osservazione Marcel, continua pure…

“La mia domanda per Rich è: ‘Quand’è l’ultima volta che Rich è venuto a vedere un nostro allenamento e a osservare l’impegno che ci mettiamo?’. Rich è uno di quelli amati dalla gente, i tifosi dei Raiders lo adorano, la società ha mostrato di avere molto affetto per lui, e adesso parla della squadra che gli ha dato la possibilità di far vedere quello che sapeva fare e ora ci stronca così? Io mi sto impegnando per risolvere i problemi, non per crearne. Invito Rich a vedere un allenamento, a vedere come io e i miei ragazzi lavoriamo ogni giorno, giorno dopo giorno, e a vedere che quello che pretendiamo gli uni dagli altri è la perfezione. Questo gli chiedo”.

Non riesco proprio ad immaginarmi Reece che non si impegna in allenamento; l’idea che dà è che sia un vero leader, ma soprattutto un vero Raider. Non credo che si atteggi o che finga per ingraziarsi il pubblico quando omaggia la figura di Al Davis durante la presentazione pre-partita o quando parla della storia e della tradizione della squadra. Per me Marcel Reece è l’attuale Mr. Raider, ma una cosa bisogna riconoscerla… su una cosa ha ragione Rich Gannon… qualunque sia il motivo, ormai da troppi anni il prodotto che viene messo in campo fa schifo e bisogna trovare un rimedio al più presto.

Marcel_Reece_AL_tribute_(Tony_Gonzales)Marcel Reece e il suo tradizionale tributo pre-partita al leggendario Al Davis
(foto di Tony Gonzale/Raiders.com)

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