Raiders-Patriots, dalla Tuck Rule ai giorni nostri

Questa settimana ha esordito sul blog una rubrica che spero diventi una costante durante il campionato: Parola all’avversario. L’idea è quella di dare voce ad un tifoso della squadra avversaria e fargli presentare la sfida della settimana vista attraverso gli occhi dell'”avversario”. L’articolo d’esordio è stato scritto da Giuseppe Pulpito del fan club ufficiale dei Patriots e il blog del suo fan club ha ospitato questo mio articolo sulla rivalità vista dalla sideline opposta.

Chiedete ad un fan dei Raiders il nome di una squadra che odia e lui, oltre ovviamente alle tre storiche rivali di Division, citerà i New England Patriots.

Le due squadre si affrontano dal lontano 1960, quando entrambe iniziavano la loro avventura nella neonata American Football League, ma la rivalità vera e propria si è accesa nella seconda metà degli anni settanta e il fuoco ha avuto modo di ravvivarsi a più riprese. Raiders e Patriots si sono fronteggiate 30 volte nella stagione regolare (i Patriots conducono la serie 15-14-1, una delle sole 9 squadre che hanno un record positivo contro i Silver and Black) e 3 volte in post-season (e anche in questo caso New England è in vantaggio, 2-1); non sarebbe normalmente neanche il caso di citare le 12 partite di preseason, se non fosse che una di queste, giocata ad Oakland il 12 agosto 1978, è tristemente passata alla storia per l’infortunio di Darryl Stingley, rimasto paralizzato dopo una collisione con il defensive back dei Raiders Jack Tatum.

L’inizio della rivalità è stato approfondito nell’articolo con il quale Giuseppe Pulpito ha presentato i Patriots ai lettori di Raiders Italia, mentre io ho deciso di fare qualche cenno su uno degli argomenti che i tifosi dei Raiders non digeriranno mai: la sconfitta subita nell’AFC Divisional Playoff game del 2001. Il “fumble” di Brady, poi cancellato dal referee Walt Coleman, ha cambiato completamente il destino delle due squadre.

TUCK RULE – UNA FERITA CHE NON SI RIMARGINA

Il 19 gennaio 2002 i Raiders erano ospiti dei Patriots al Foxboro Stadium e, sotto la neve del Massachusetts, le due squadre lottavano per conquistare l’accesso all’AFC Championship game. Durante il primo tempo i Raiders erano sembrati la squadra più forte e Rich Gannon, con i suoi 10 passaggi completi su 14 tentativi, 1 TD e un passer rating di 111.3, controllava la partita. Tom Brady, che aveva preso il posto dell’infortunato Drew Bledsoe nelle prime fasi della regular season, faticava a trovare il ritmo e registrava statistiche mediocri (6 su 13 e un intercetto, per un passer rating di 32.2). All’intervallo i Raiders erano in vantaggio 7-0 grazie al TD pass di Gannon per James Jett. Nel primo drive del secondo tempo Brady portava i suoi fino alle 9 yard avversarie ma i Patriots si dovevano accontentare di un Field Goal di Adam Vinatieri, a cui rispondeva subito Janikowski per ripristinare il vantaggio. Al successivo drive Brady subiva uno strip-sack da Upshaw ma recuperava il pallone. Due incompleti e i Patriots erano costretti al punt dalle proprie 15. I Raiders erano in controllo della gara ma, anche a causa della neve e del campo scivoloso, non riuscivano a segnare touchdown ed erano costretti ad accontentarsi di un FG, portandosi sul 13-3. Dopo uno scambio di punt però Tom Brady accendeva la luce, facendo resuscitare l’attacco con un incredibile 9 su 9 ed una corsa da 6 yard per il TD che accorciava le distanze a soli tre punti e rimetteva decisamente in corsa la squadra di casa. Le due difese stavano prendendo il sopravvento, e dopo due punt per i Raiders e uno per i Patriots, il giovane QB aveva la palla in mano e solo 2 minuti e 6 secondi per ribaltare la gara. Dopo il two-minute warning, in una situazione di secondo e 3, il LB Greg Biekert eludeva il blocco ed arrivava a mettere le mani su Brady, che però riusciva a sfuggire al sack e a guadagnare con le sue gambe un importante primo down.

E’ questo il momento che cambia il corso della storia, che fa partire mille what-if e che potrebbe essere sfruttato per la trama del sequel di Sliding Doors. Ogni tifoso dei Raiders, se chiude gli occhi, può ancora rivedere la scena come se accadesse in diretta.

Brady dalla shotgun formation… Charles Woodson mostra chiaramente l’intenzione di blitzare… snap… Woodson ha un’autostrada libera verso Brady… il QB dà un paio di pacche alla palla… fa una pump fake ma non trovando ricevitori liberi decide di riportare la palla al corpo… Woodson arriva proprio in quel momento… il suo braccio scende come un martello sul braccio di Brady… la palla cade e Biekert si tuffa sopra per ricoprire il fumble… I Raiders hanno vinto la partita perchè New England non ha più timeout.

Sappiamo tutti che non andò così. Walt Coleman applicò una norma controversa che era entrata in vigore nel 1999 e sarebbe stata cancellata solo nel 2013.

NFL Rule 3, Section 22, Article 2, Note 2. When [an offensive] player is holding the ball to pass it forward, any intentional forward movement of his arm starts a forward pass, even if the player loses possession of the ball as he is attempting to tuck it back toward his body. Also, if the player has tucked the ball into his body and then loses possession, it is a fumble.

Quello che è successo dopo, il FG del pareggio e quello della vittoria in overtime che lancerà i Patriots verso la conquista del loro primo Lombardi Trophy sono solo un ricordo offuscato nella mente di chi vive per i colori nero e argento.

I Raiders erano arrivati all’AFC Championship game nel 2000 (perdendo contro i Ravens) ed erano considerati la migliore squadra della AFC nel 2001. Jon Gruden era l’eroe della Raider Nation dato che aveva costruito nuovamente una squadra schiacciasassi che aveva riportato alla mente i successi degli anni ’70.

La sconfitta cambiò tutto. Al Davis scambiò Gruden con i Buccaneers in cambio di una valanga di scelte nel Draft e qualche spicciolo in contanti. I Raiders fecero ancora una stagione ad alti livelli, arrivando al Super Bowl nel 2002 proprio contro i Bucs di Gruden, poi si spense la luce e ancora i tifosi aspettano che qualcuno trovi l’interruttore.

DALLE VETTE PIU’ ALTE AL FONDO DELL’ABISSO

Tuck rule… l’ultima volta che i tifosi dei Raiders hanno potuto dire, con un piccolo fondo di verità, di aver perso per colpa degli arbitri. L’anno successivo, come detto, la squadra è arrivata fino a Super Bowl, ma era finita un’era. Sono seguiti 12 anni di prestazioni imbarazzanti, di scelte sbagliate, di promesse non mantenute. Neanche il tifoso più fazioso della Black Hole può più nascondersi dietro al “complotto delle zebre” perché i Raiders sono diventati una squadra che gli avversari adorano sfidare, dato che offrono l’occasione di ben figurare anche alle peggiori squadre della NFL.

Il battello è alla deriva e non sembra proprio che ci sia il capitano adatto a ritrovare la rotta.

L’ORA DELLA VERITA’

Quest’anno era l’anno della svolta per i Raiders. Dopo anni di problemi a tenere sotto controllo il salary cap, finalmente il General Manager Reggie McKenizie aveva l’occasione di spendere e spandere durante la offseason. Aveva i soldi per tenere i suoi giocatori migliori e poteva incrementare la qualità generale del roster attirando i più ricercati free agent agitando mazzi di banconote. Ovviamente queste erano le aspettative dei tifosi, non le intenzioni della dirigenza. La filosofia gestionale di McKenzie è simile a quella dei Packers: creare l’ossatura della squadra tramite i giovani scelti nel Draft e fatti crescere in casa.

Le scelte nel Draft fatte dal GM nei suoi primi due anni però lasciano ancora molti dubbi agli esperti e ai tifosi. E’ vero che nel 2012 i Raiders si ritrovavano senza scelte nei primi due round, ma è anche vero che a distanza di due anni solo due dei sei giocatori scelti (l’OL Tony Bergstrom e il LB Miles Burris) sono ancora in squadra. E se Miles Burris attualmente ha un ruolo da titolare come MLB per via della commozione cerebrale che sta tenendo fuori Nick Roach, Bergstrom non ha mai dato nessun apporto ed è stata una moderata sorpresa anche solo il fatto che abbia superato i tagli alla fine della preseason. Nel 2013 McKenzie aveva a disposizione finalmente una scelta nel primo round ed ha selezionato il CB di Houston DJ Hayden, che si stava ancora riprendendo da un infortunio che aveva seriamente messo a rischio la sua stessa vita. Il giocatore l’anno scorso ha saltato il training camp, è tornato disponibile per le prime 8 partite della stagione e poi è finito nella Injured Reserve per un infortunio all’inguine. Quest’anno un nuovo infortunio, una frattura al piede, ha bloccato il giovane CB e lo ha costretto nella Physically Unable to Perform (PUP) list per tutto il training camp. Hayden ha iniziato la stagione regolare nella Reserve/PUP, quindi per le prime 6 settimane di campionato non potrà neanche allenarsi con la squadra. Anche la seconda scelta del 2013, il tackle inglese Menelik Watson, era considerato un buon prospetto ma essendosi avvicinato al football solo da pochi anni è ancora grezzo e anche se i Raiders lo considerano un potenziale starting left tackle, per adesso il ragazzo di Manchester non è riuscito a battere neanche il vecchio Khalif “yellow flag” Barnes per il ruolo da titolare sul lato destro della linea.

Mark Davis, il proprietario dei Raiders figlio del leggendario Al, ha dimostrato pazienza e, nonostante due stagioni consecutive concluse con un pessimo 4-12 e parecchie partite a senso unico, ha confermato la fiducia sia al GM che all’head coach Dennis Allen e al suo staff. Ha però fatto capire molto chiaramente che questo era l’anno in cui pretendeva di vedere progressi notevoli.

Spinti da questa necessità di vincere subito, Allen e McKenzie hanno scelto la strada più ovvia: mettere sotto contratto esperti veterani e costruire la squadra intorno a loro, in modo da non essere costretti a mettere le loro carriere nelle mani di rookie e giovani inesperti. Sono quindi arrivati campioni come i DE Justin Tuck e LaMarr Woodley, con il loro bagaglio di esperienza e i loro anelli del Super Bowl, e buoni giocatori come il DT Antonio “Ninja Assassin” Smith, il RB Maurice Jones-Drew, il WR James Jones e i tackle Donald Penn e Austin Howard (quest’ultimo subito convertito in guardia). I due CB titolari sono stati cambiati per la terza stagione consecutiva; sono arrivati Carlos Rogers e Tarell Brown dall’altra squadra della baia. La maggior parte di questi giocatori ha in comune l’età non più tanto verde e quindi rappresenta una soluzione a breve termine per i Silver and Black.

Questo modo di operare sul mercato ha permesso però di approcciare il Draft senza l’obbligo di scegliere per necessità. Ed è così che McKenzie ha potuto selezionare ad ogni round quello che riteneva il miglior giocatore disponibile. Al primo giro i Raiders son stati fortunati ad avere la possibilità di selezionare il LB Khalil Mack, considerato da alcuni il miglior giocatore dell’intero Draft, ed al secondo giro il potenziale franchise QB Derek Carr da Fresno State. Al terzo round è stata presa la G Gabe Jackson e tutti e tre i giocatori hanno finito per ritrovarsi nella starting lineup quando è iniziata la stagione regolare. Anche gli altri rookie scelti hanno la potenzialità per contribuire da subito, quindi questo Draft potrebbe rivelarsi un successo per il GM e permettergli di mantenere il posto di lavoro.

UN PESSIMO INIZIO

Le aspettative per questa stagione, bisogna ammetterlo, non erano certo altissime, ma quello che i tifosi hanno dovuto sopportare in queste prime due partite forse è oltre il limite dell’immaginabile.

L’attacco non riesce a muovere la catena, soprattutto via terra, e la difesa non riesce a fermare le corse degli avversari. I Raiders continuano a consentire all’attacco nemico di prolungare i drive convertendo terzi down qualunque sia la distanza da coprire. Dopo due partite la difesa ha concesso ben 400 yard su corsa agli attacchi avversari ed ha messo a segno solamente 2 sack, un po’ poco per una squadra riempita di pass rusher durante la offseason. I QB finora affrontati, buoni giocatori ma non certo fenomeni, hanno potuto tranquillamente aspettare che i ricevitori si liberassero della marcatura, perché la pressione non arrivava. Il leader sulle corse di Oakland, per ora, è il QB Derek Carr con 57 yard (grazie ad una corsa da 41 yard contro i Texans); Darren McFadden ha corso 16 volte per 52 yard (mantenendo la pessima media di 3.3 yard per corsa che ha avuto negli ultimi 2 anni) e Jones-Drew ha un misero 1.2 di media con 11 yard conquistate in 9 corse. E in panchina intanto il giovane Latavius Murray continua a chiedersi perché a lui non venga data l’occasione di mostrare il suo talento. Infine, il Pro Bowler Marcel Reece, nonostante le promesse fatte da Allen durante la offseason, continua a non essere coinvolto ed ha toccato solamente quattro palloni in due partite.

La prestazione nella partita contro i Texans è stata vergognosa, forse troppo scadente per essere la vera rappresentazione dei Raiders di quest’anno, ma le speranze che possa arrivare la svolta e che la squadra diventi per lo meno competitiva con continuità sono davvero poche. Ora arriva la parte dura del calendario, con la trasferta contro i Patriots guidati da Tom Brady, il viaggio oltreoceano per la sfida internazionale contro i Dolphins e poi, dopo la bye week, la sfida contro i Chargers che hanno appena dimostrato che i Seahawks non sono imbattibili. Chissà se Dennis Allen sarà ancora in sella per allora, o se Mark Davis avrà fatto calare la lama sul suo collo.

Per concludere questa presentazione ho scelto di lasciare per ultime le poche note positive finora registrate. La linea d’attacco, se è vero che non riesce ad aprire varchi per i RB, per ora sta proteggendo bene il rookie Derek Carr, che ha subito solo 2 sack, anche aiutato dalla scelta di schemi che lo portano a non aspettare troppo prima di liberarsi del pallone. J.J. Watt la settimana scorsa è stato addirittura lasciato senza un tackle all’attivo, anche se è vero che l’unica volta che è riuscito ad avvicinarsi a Carr lo ha colpito causando un lancio impreciso che è stato intercettato. Il QB, dal canto suo, si sta ben comportando, e proprio lui è la seconda nota positiva per la squadra. Ha giocato abbastanza bene in preseason e in allenamento da soppiantare da subito il presunto starter Matt Schaub e nelle due partite di regular season ha mostrato di essere molto maturo per la sua età. In difesa gli unici che hanno giocato sopra la sufficienza per ora sono il LB Sio Moore e l’eterno Charles Woodson, sempre l’ultimo ad arrendersi. Domenica si è sfogato, pronunciando l’ormai celebre “we suck“, ma possiamo esser certi che in campo darà sempre il 100%.

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3 thoughts on “Raiders-Patriots, dalla Tuck Rule ai giorni nostri

  1. Molto bello! Mi piacciono i racconti di partite passate, spero di leggerne altri!
    E comunque… “that’s CLEARLY an incomplete forward pass. It was easy”…

    Mi piace

  2. Pingback: Charles Woodson annuncia il ritiro | Raiders Italia

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